L’importanza di affidarsi al giusto professionista della salute, intervista al Dr. Giulio Mayer

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BuzzooleQuest’oggi vi raccontiamo qualcosa di diverso ed insolito rispetto il classico contenuto degli articoli che solitamente leggete all’interno del nostro blog! Non si tratta di novità che riguardano la Sanità nostrana, tanto meno di un evento di rilevanza nazionale. Oggi vi parliamo di una persona, nello specifico, un professionista della salute che siamo andati a trovare nel suo studio di Prato, nel cuore della Toscana.

Giulio Mayer è un medico toscano, un professionista che da 25 anni si dedica con passione ed impegno alla cura della salute dei suoi pazienti.

Il suo motto?
“Keep the Patient the North Star!”
Un concetto chiaro che esprime quella che è la sua filosofia:
“Lasciati sempre guidare dal paziente nel viaggio della sua cura!”

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Non un medico qualunque – Con un’esperienza clinica in continuo aggiornamento, questo professionista si dedica con passione ed impegno alla chirurgia generale, ponendo sempre al centro della propria attività la salute dei propri pazienti. Ma si tratta
di un medico qualunque!
La cura e la protezione del paziente, la malattia intesa come sfida della ragione e non dell’essere umano, e chi soffre visto sempre come il centro del gesto di cura sono gli elementi essenziali della sua quotidiana pratica.
Proprio la sua stessa pratica, viene prima di tutto guidata da un’esperienza ventennale e da un curriculum davvero unico! Infatti, la formazione medico-chirurgica del dottor Mayer si è sviluppata tra due continenti: negli Stati Uniti ha studiato presso la Yeshiva University e l’Albert Einstein Medical College di New York, mentre nel Regno Unito ha frequentato la Ninewells General Hospital di Dundee.

L’importanza di affidarsi al professionista giusto – Come tutti ben sappiamo, la salute è uno dei diritti fondamentali ed innegabili! In quanto diritto essenziale per la vita del cittadino, deve essere garantito attraverso cure appropriate, sicure, ma soprattutto accessibili a tutti. Al giorno d’oggi, tempo del social media quindi, comunicare il concetto di salute significa comunicare la sua complessità, con una sempre maggiore attenzione all’esperienza che l’utente medio vive e tenendo presente che la condivisione genera valore anche nella cura stessa.
Nonostante l’avvento del digitale in sanità, siamo dell’idea che uno smartphone non possa essere un alleato valido per affermare questo concetto di salute, anche se le moderne app mediche sono in grado di rappresentare un valido aiuto per favorire pazienti esperti, informati e quindi cittadini consapevoli.

Per qimg_2480uesti motivi, una visita specialistica qualificata, una consulenza scientificamente sempre aggiornata, un semplice e paritario rapporto di dialogo, chiarezza e fiducia fanno la differenza in un momento delicato, soprattutto nei casi in cui si debba affrontare un intervento chirurgico.

Date queste considerazioni, la professionalità del Dr. Giulio Mayer, la sua attenzione e la sua dedizione lo rendono un punto di riferimento solido dovendo affrontare interventi chirurgici, con impiego di tecnologie innovative, sempre dirette al miglioramento della qualità di diagnosi e cura, al periodo di degenza in ospedale e a quello successivo di riabimg_0913ilitazione e guarigione.

Il valore aggiunto di questo professionista – Dal 1999 il dott. Mayer si occupa di sicurezza in ambito chirurgico ed è stato tra gli organizzatori del primo convegno nazionale sulla “Sicurezza nelle sale operatorie, qualità totale e riduzione dei rischi” (Prato 12-13 febbraio 1999) ed a questo riguardo, non ha mai smesso di aggiornarsi. Inoltre, nel 2015 è stato selezionato per partecipare al VI Corso di Alta Formazione “Gestione del Rischio nella pratica clinica e miglioramento continuo della qualità e sicurezza delle cure” del Laboratorio MeS, Management e Sanità della Scuola di Studi Superiori S. Anna di Pisa, acquisendo la qualifica di Clinical Risk Manager.

La sua continua attenzione all’aggiornamento in un campo estremamente complesso come quello della Chirurgia generale, lo rendono un esperto qualificato in grado di gestire con estrema responsabilità umana e professionale le situazioni cliniche più delicate della sua pratica chirurgica quotidiana.

Q & A, intervista – Per capire meglio il tipo di professionista di cui vi stiamo parlando, vi riportiamo alcune delle domande che gli abbiamo rivolto durante il nostro incontro:

Q: “Nel tuo sito web hai una sezione che si chiama “Guida e Consigli”, quasi una guida alla degenza ospedaliera: c’è secondo te un approccio di base sbagliato del paziente verso l’ospedale?
A: “Si, sono d’accordo, c’è un approccio sbagliato che proviene da una cultura tipicamente mediterranea dove si pensa che il paziente sia quasi di proprietà del medico o della struttura. Il percorso nell’ospedale non diventa di cura e di guarigione e si entra in ospedale pensando di entrare nell’Ade o in un patibolo aspettandoci torture e pene e alla fine di questo processo quasi religioso ci si aspetta il miracolo della guarigione. Non dev’essere così, la serenità dev’essere garantita dalla conoscenza e dal rapporto diretto con chi cura e dalla struttura dove curarsi, maggiore sarà il quantitativo di informazioni che il paziente avrà prima di sottoporsi a determinate cure mediche, migliori saranno i risultati e il suo obiettivo di cura. E’ un esperienza questa alla quale io non rinuncerò mai perché sono convinto., anzi so, che sia il percorso giusto per un paziente. L’informazione (e non intendo solo il consenso informato, che ne è solo una parte più legale che effettivamente pratica) e quindi l’idea di avere effettivamente una guida che a grandi linee, ma nei particolari effettivi aiuti a sapere già in anticipo cosa può accadere è importante, e io stesso quando sono stato paziente l’ho trovata importante.”

Q: “Tu sei uno specialista in chirurgia generale, una branca della medicina molto globale, molto ampia e probabilmente anche complicata nell’effettivo da recepire per un paziente: che valore ha una visita chirurgica? Come la si imposta e soprattutto come ci si arriva?”
A: “Modernamente dobbiamo intendere una visita chirurgica come una consulenza, dalla quale si può ricevere un inquadramento diagnostico e un suggerimento terapeutico anche immediato per patologie più semplici, ad esempio della parete addominale (la classica Ernioplastica Inguinale, l’intervento più eseguito al mondo) o semplici affezioni digestive oppure un inquadramento che consenta al paziente di seguire percorsi diagnostici e conseguire un progetto di cura più circostanziato, ma certamente meno rapido, come patologie che possano coinvolgere l’apparato endocrino, la tiroide, le paratiroidi o il pancreas. Per la chirurgia generale e lo studio di tutte le patologie e gli organi della cavità addominale e digerente, si effettua una visita chirurgica per soluzioni di tipo chirurgico che prevedano la risoluzione a breve-medio termine del problema per via operatoria. Ci si rivolge al chirurugo generale non in via autonoma, ma dietro suggerimento del medico di famiglia, come anche io consiglio sempre di fare, perché è lui stesso a porre dei quesiti e degli aggiornamenti diagnostici al chirurgo. Ovviamente non sempre emerge la necessità dell’intervento, ma molto spesso solo un aiuto nel percorso terapeutico di questi pazienti.”

Q: “Tu parli spesso di percorso chirurgico e interventi Tailor-Made, cosa significa?”
A: “Uno dei limiti della chirurgia moderna è quello di essere molto emulativa, si fa così perché si apprende quel determinato percorso dai nostri maestri che molto spesso ci insegnano in modo acritico questi percorsi. Il concetto di tailor made è per me questo: cioè avere un percorso confezionato su un paziente significa identificare quel paziente non come un problema chirurgico, ma un paziente che ha un problema chirurgico su cui intervenire. E quindi porre sempre il paziente al centro del percorso medico. Ho sempre detto <<Follow the North-Star>>, che ritengo fondamentale: nel tuo percorso clinico la tua stella polare dev’essere necessariamente il paziente, non vi sono alternative. E’ un fiume ampio, ma con un’unica corrente che va in direzione del paziente. Con valutazione corrette e soprattutto accurate stratificazioni del rischio clinico. Anche a scapito di una ulteriore maturità scientifica del medico, perché non vi è maturità scientifica se si perde come guida del tutto il paziente. La medicina fine a se stessa è comparsa nei campi di sterminio e decisamente non si è lasciata dietro un buon lascito. Si può scendere all’interno dei segreti del genoma e mappare l’essere umano in tutta la sua biologia molecolare più raffinata, ma di fronte a chi ti chiede aiuto perché sta male bisogna dare delle risposte e porlo al centro della nostra attenzione.”

Q: “Cos’è che pensi ti differenzi da un altro medico?”
A: “Il rapporto tra medico e paziente, il percorso di cura prima, durante e dopo la terapia in cui cerco di essere sempre a fianco dei miei pazienti. Io ho fatto di questo aspetto il punto di forza della mia attività, ma non intesa dal punto di vista commerciale. Arrivato a questo punto, alla mia età, se mi volgo indietro vedo molte esperienze, alcune più positive, altre meno, situazioni in cui si poteva fare di più o fare meglio, ma questo aspetto penso di averlo veramente curato bene, e cioè aver cercato di non lasciare mai soli i miei pazienti durante la malattia. Io come medico non posso garantire a te paziente un risultato di cura sicuro perché purtroppo le variabili in gioco sono molteplici e certe volte imprevedibili da valutare. Su una cosa però posso garantire: la mia presenza di fianco a te. Sempre. Il più importante degli aggettivi di cura.”

Q: “Ti ricordi in 25 anni di carriera un episodio per cui questo tuo obiettivo di stare sempre vicino ai tuoi pazienti, ti ha lasciato un bel ricordo?”
A: “Si, anche se contesto e mi oppongo alla “chirurgia safari”, cioè ai chirurghi e ai medici che raccontano della tal paziente donna o uomo o ragazzo rendendoli quasi dei trofei di caccia, ho un ricordo importante. Importante perché penso di aver partecipato alla vita di qualcuno. Erano ormai diversi anni fa, quando ero assistente e di guardia a un Pronto Soccorso di una piccola struttura Fiorentina, seguii il percorso di una paziente che ipotizzavo potesse avere un’emorragia cerebrale. Erano tempi di minor progresso tecnologico, in quell’ospedale non c’era ancora la TAC, erano notte e bisognava effettuare il trasferimento in una struttura più adeguata. E io che ero spettatore di questi infiniti tempi di attesa, mi sentii a disagio per queste persone perché forse si stava perdendo tempo. Con la mia giovanile autorità di medico di Pronto Soccorso mi organizzai per trovare un trasporto medico veloce per questa signora per portarla in un centro migliore a Firenze, quello di Careggi. Ricordo che impegnai le risorse del mio ufficio per velocizzare tutto questo e dopo il trasporto persi le coordinate di questa persona e non ne seppi più niente. Dopo una ventina di giorni ricevetti una comunicazione dal mio direttore sanitario, che voleva parlarmi e immaginai che stessi per prendere una bella tirata di orecchie per quel mio sforamento di ruoli di quella sera. Non fu così, perché lui mi mise tra le mani una lettera del marito della signora dove si lamentava dell’ospedale dove c’era stata eccessiva lentezza nel curare la diagnosi della moglie e un po’ della all’educazione e la scarsa assistenza di altri medici nella struttura, ma, concludeva la lettera, tutti questi aspetti negativi erano stati cancellati della gentilezza e dall’attenzione ricevuta da quel giovane medico sconosciuto che era il chirurgo di guardia in pronto soccorso quella notte che si era fregato del protocollo e si era dato molto da fare per curare la moglie. E pregava il mio direttore sanitario di ringraziarmi a nome loro dell’aiuto. E un episodio di cui mi vanto e mi inorgoglisco perché è sempre stata la mia guida a lavoro: tenere quella signora come la mia stella polare fregandomene di tutte le altre difficoltà per mantenere la sicurezza di quella donna. Come fosse il mio codice d’onore di Samurai. Inserendomi nella vita di questa persona (e in futuro di tutti i miei pazienti) cercando di darle prima di tutto lealtà e onestà.”

Q: “Ci sono moltissimi medici e ognuno intende a suo modo la professione: perché tu potresti essere definitivo una sorta di prototipo moderno di medico 2.0? Anche il tuo sito e le tue presenze web sono molto poco di vendita, ma più legate alla divulgazione scientifica e ancora di più al rapporto medico/paziente sviluppato anche in modo interattivo: è vero?”
A: “Si, è un altro modo per stare ancora più vicino ai miei pazienti, anzi ti dirò di più, è il mio obiettivo. E’ il mio investimento culturale. Poi è ovvio che si lavora per vivere, ma io cerco di agire per esprimere la mia personalità e il mio modo di agire fin dai primi contatti coi miei pazienti. Anche tecnologie apparentemente esterne al mondo della medicina (applicazioni mobili e interattive,per fare un esempio) sono già del tutto necessarie alla nostra disciplina. Una volta si divideva il mondo dei medici tra chi era wired e chi no. Adesso è il paziente stesso che ci impone di essere moderni e aggiornati, perché posso anche trovare un paziente anziano che forse non sa leggere una mail o guardare su Internet, ma avrà certamente un nipote in grado di farlo per lui. A volte le difficoltà socialie organizzative di città o strutture ospedaliere mettono distanza tra i pazienti e i medici. Questi nuovi sistemi (dal sito alle applicazioni e a qualsiasi tecnologia moderna) riducono queste distanze e vanno sfruttati. Il medico, grazie anche al ruolo privilegiato che la società gli offre, è obbligato a condividere queste informazioni nel modo più facile e veloce. Se è vero che il paziente deve andare verso il medico, è per me ancora più vero che anche il medico debba agire e muoversi verso il paziente aprendosi: perché la medicina è prima di tutto una scienza di condivisone. Ti metti in gioco sul web non offrendo i tuoi servizi commerciali, ma la tua cultura. Facilitandone l’accesso. E’ fondamentale.”img_2482

 

Come avete avuto modo di capire, Giulio Mayer non è un semplice medico!
Si tratta di una persona davvero competente il cui fine primario è la cura del paziente.

Insomma, vi consigliamo quindi di prenotare una visita o un semplice consulto presso il suo studio a Prato, siamo sicuri il Dr. Giulio Mayer saprà conquistarvi con la sua semplicità e la passione con cui lavora! Visitate il suo sito per maggiori informazioni, consultare il suo curriculum o l’interessantissima sezione “guida e consigli”.

 

 

Speriamo questo articolo possa esservi utile in caso di dubbio sulla scelta del medico a cui affidarvi, noi vi diamo appuntamento al prossimo articolo del nostro blog.

Vi auguriamo un buon weekend,
HEpointofview.com

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