Ricerca & Lesioni Articolari: Oggi è possibile far ricrescere la cartilagine in modo naturale

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Al giorno d’oggi, le lesioni della cartilagine articolari, post-traumatiche o degenerative, rappresentano una patologia piuttosto comune che interessa un gran numero di persone, sportivi e non, e costituisce la prima fase della patologia degenerativa artrosica.

In generale, le lesioni cartilaginee possono essere distinte in:

  • lesioni condrali (coinvolgono esclusivamente la cartilagine articolare)
  • lesioni condrali miste (esse sono associate ad alterazioni dell’osso sub-condrale, sede di impianto della cartilagine articolare)

Quando si parla di lesioni cartilaginee di tipo post-traumatico, ci si riferisce a lesioni che si verificano in seguito a traumi diretti o indiretti e sono caratterizzate da delle microfratture delle trabecole dell’osso subcondrale.

Osteoarthritis - OsteoartrosiKnee

Mentre, ci si riferisce a lesioni degenerative nel caso di osteoartrosi. Questa particolare patologia interessa quelli che sono i costituenti dell’articolazione, vale a dire: cartilagine articolare, osso, membrana sinoviale e capsula articolare.
La vera e propria alterazione strutturale consiste nella necrosi della cellula cartilaginea più superficiale e in seguito anche della matrice extracellulare, caratterizzata dall’erosione e dalla conseguente ulcerazione della cartilagine, questo non fa altro che “esporre” l’osso facendolo apparire addensato (le superfici articolari risultano più bianche rispetto al resto dell’osso) e causando inoltre la formazione di osteofiti (delle piccole escrescenze create da accumuli di calcio sulla cartilagine articolare) e cavità geodiche (vale a dire spazi cistici che si formano nell’osso sub-condrale) su entrambi i versanti articolari.

Da non confondere con l’invecchiamento della cartilagine – Per errore, a volte, ci si sbaglia confondendo l’osteoartrosi con il semplice invecchiamento della cartilagine che differisce per natura.
Una prima sostanziale differenza è rappresentata dal contenuto idrico: l’idratazione, infatti, è il primo segno di una progressione irreversibile verso la degenerazione cartilaginea.
Sebbene la sedentarietà e la limitazione del movimento portano a cambiamenti degenerativi comuni ad entrambe le patologie, un’altra differenza è costituita dall’attività enzimatica degradativa, sembrerebbe infatti nettamente minore nell’invecchiamento della cartilagine.

Invecchiamento della cartilagine.jpg

Il processo di degenerazione – Ma in cosa consistono le lesioni degenerative?
In pratica, con il passare degli anni la cartilagine perde un po’ alla volta le sue caratteristiche biologiche: diventa meno elastica e va incontro ad una progressiva degenerazione strutturale.

Inizialmente si riscontra un “rammollimento” della stessa, seguito da una iniziale interruzione della continuità del piano cartilagineo e poi da irregolarità sempre più importanti della superficie articolare, fino alla formazione di una vera e propria artrosi.

La degenerazione della cartilagine può essere determinata da fattori meccanici o biologici, tra cui:

  • alterazione posturale
  • alterazione dell’asse di movimento
  • pregresse rotture o degenerazioni di strutture complementari (come ad esempio menischi o legamenti)
  • pregresse fratture coinvolgenti il piano articolare

 

Bisogna ricordare che le lesioni possono localizzarsi in una sola sede (rotula, femore, piatto tibiale etc.) o più, nel primo caso si parla di lesioni monofocali, mentre nel secondo caso vengono definite come lesioni plurifocali.

Infine, le lesioni della cartilagine articolare determinano l’alterazione della integrità anatomica e funzionale del tessuto, si tratta di una situazione estremamente negativa per chiunque ne soffra, soprattutto nel caso di atleti. Proprio quest’ultimo aspetto giustifica la continua ricerca di metodi tendenti a ripristinare una condizione funzionale ottimale o quantomeno a ritardare la degenerazione cartilaginea.

Una soluzione non adatta a tutti – Oggigiorno, la cura ed il trattamento delle lesioni della cartilagine ed osteocondrali (lesioni che coinvolgono anche l’osso sottostante la cartilagine) sono un fenomeno sempre più noto a cui oggi è possibile porre rimedio da un lato dando modo alla cartilagine di ricrescere e dall’altro facendo rigenerare le articolazioni senza ricorrere a protesi metalliche.

Trattamento Protesico.jpg

C’è da dire che il trattamento protesico non è consigliabile ai pazienti più giovani poiché comporta la sostituzione di tutta o parte dell’articolazione con componenti metalliche che hanno un comportamento diverso da quello “naturale” dell’articolazione (in particolare modo del ginocchio), inoltre bisogna ricordare che le stesse componenti artificiali hanno un elevato tasso di fallimento ed una vita media di 15 anni. Questo vuol dire che un impianto protesico fatto in giovane età comporterà sicuramente ulteriori interventi causa usura (considerando che un impianto può durare al massimo 20 anni), e inoltre un re-intervento in età adulta potrebbe comportare un alto rischio legato all’intervento stesso e ad un eventuale fallimento dell’impianto sostitutivo.

Insomma, l’impianto di una protesi è consigliato soprattutto per pazienti di età avanzata, laddove cioè la rigenerazione dei tessuti segue processi più lenti e le possibilità di rigenerare un nuovo tessuto che guarisca la lesione sono molto scarse, in questi casi non vi è alternativa di intervento. Tuttavia, questo significa che un’ampia fascia di pazienti che incorrono in una lesione articolare o cartilaginea, financhè ossea, ora con le moderne tecniche di rigenerazione cartilaginee e osseo-cartilaginee (riguardanti quindi cartilagine ed osso sottostate) può curarsi anche nel presente, ripristinando la funzionalità pre-esistente con un intervento biologico-rigenerativo e avendo così premura di salvaguardare anche il benessere futuro, quest’ultimo sacrificato in passato evitando o posticipando di molti anni l’impianto di una protesi metallica.

Ricerca, innovazione e qualità di vita – La ricerca ha fatto passi da gigante nel campo della rigenerazione dei tessuti, si parla oramai di “riparazione naturale” di cartilagini, articolazioni e tessuti ossei come di una realtà terapeutica dimostrata scientificamente e disponibile in una buona parte del territorio italiano, poiché sempre più centri consentono questi innovativi trattamenti volti alla rigenerazione sia della cartilagine che dell’osso immediatamente sottostante. A questo proposito, evidenze cliniche e scientifiche dimostrano come sia possibile stimolare la rigenerazione della cartilagine con l’ausilio di un presidio biologico “scaffold” fatto di nanostrutture complesse che permette appunto al tessuto di rigenerarsi e alla lesione di guarire in modo naturale. Ovviamente, all’intervento dovrà chiaramente fare seguito un appropriato processo riabilitativo finalizzato innanzitutto alla rieducazione articolare, quindi al recupero completo delle funzionalità di flessione ed estensione e delle capacità di movimento.
Al termine del percorso riabilitativo però, tutte le funzionalità articolari si potranno considerare potenzialmente recuperate e questo rappresenterà per il cliente una garanzia per una qualità di vita soddisfacente.

Concludiamo questo interessante approfondimento con un servizio andato in onda all’interno della trasmissione TV “E se domani”: all’interno di questo video viene raccontato il caso clinico dell’incidente domestico di una donna che le causò una grave frattura al piatto tibiale con la conseguente perdita di quasi tutta la cartilagine. Potrete osservare come, grazie all’impianto del presidio biologico e ad un particolare intervento chirurgico, la paziente sia riuscita a recuperare una ottimale mobilità dell’arto garantendole soprattutto una qualità di vita per niente alterata.

Vi diamo appuntamento al prossimo articolo e ad un altro interessante approfondimento all’interno del nostro blog.

HEpointofview.com

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